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“Capovolgere, ovvero rovesciare la condizione precaria in tempi, luoghi e spazi di protagonismo del precariato metropolitano.” Questo volevamo fare occupando uno spazio abbandonato a fianco di ponte Marconi, l'ex cinodromo, in una porzione di territorio compresa tra Viale Marconi e la Via Ostiense. Una zona con un'enorme densità abitativa, con decine di speculazioni e cicatrici, quadrante sud della città.

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CONCENTRAMENTO STUDENTESCO LUNEDÌ 13 MAGGIO ORE 11 @PIAZZALE DELLA MINERVA

PRESIDIO CITTADINO LUNEDÌ 13 MAGGIO ORE 12 @PIAZZALE ALDO MORO

Lunedì alle 14.30 i fascisti di Forza Nuova hanno indetto un “controcomizio” per contestare la presenza del Sindaco di Riace Mimmo Lucano ad un’iniziativa organizzata dal Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte e Spettacolo della Sapienza che si svolgerà dalle 15 alle 19 in Aula I alla Facoltà di Lettere e Filosofia.

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COMUNICATO DEL 25 APRILE 2019. Le nostre libertà sono sotto attacco. Un’aggressione sistematica che il Ministro dell’Interno conduce in nome della sua “sicurezza” e della sua “legalità”: criminalizza lo straniero con un decreto che nega i diritti e preferisce lasciare affogare le persone chiudendo i porti; fomenta l’odio verso determinate categorie sociali come è tipico delle destre estreme; minaccia la nostra autodeterminazione imponendoci un unico modello accettabile di famiglia e di individualità; punisce chi non è allineato criminalizzando le pratiche del dissenso. L’attacco a centri sociali e occupazioni abitative con il nuovo elenco dei prossimi sgomberi, è l’ennesimo atto di questa politica del controllo.

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pecoraelettrica solidarietà jpg

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Intorno alle 3,20 del mattino di questo 25 aprile, ore dopo la consueta chiusura del locale, un incendio è divampato all'interno della Pecora Elettrica. Fortunatamente stiamo tutti bene e non ci sono stati danni agli appartamenti dei nostri vicini. Noi però siamo sconvolti.

La Pecora Elettrica ha subito ingenti danni e al nostro arrivo la soglia in marmo era distrutta, le serrande divelte e all’interno del locale una squadra di Vigili del Fuoco stava estinguendo le fiamme che hanno devastato gli spazi e bruciato i nostri preziosi libri.

All’arrivo delle forze dell’ordine il registratore di cassa è stato trovato aperto ma non è stato sottratto denaro né altro ad eccezione del pc. Al momento sono in corso le indagini che ancora non hanno stabilito con certezza l’origine dell’incendio.

Vi terremo aggiornati su iniziative a sostegno della riapertura.

La cultura è #liberazione.

R-Esistiamo
https://www.facebook.com/lapecoraelettricacentocelle/

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a La Pecora Elettrica e a chi resiste e respingiamo con forza atti vili come questo!
La cultura è liberazione Centocelle solidale resiste!!!

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I SOGNI ATTRAVERSANO IL MARE.
"Perche i sogni il mare lo fanno attraversare"Abbiamo scelto i sogni perché sognarli li rende reali.
Dentro di essi, in ognuna e ognuno di noi, vive un forte desiderio di libertà.
Questo desiderio oltrepassa il mare, le gabbie, le galere, le frontiere e i muri…
Sappiamo bene che la realtà è così allucinante che di notte, se riesci, sogni, perché di giorno vivi prigionero di incubi che nemmeno ti appartengono. Questa distopia il mare te lo fa attraversare. Le fatiche, i rischi, la possibilità di non farcela e quello che ne conseguirebbe perdono importanza; ti alzi e vai: quel confine è solo un orizzonte da superare.CERTE VOLTE NON TE STA BENE CHE NO, non puoi smettere di sognare.E dal sud al nord del mondo, dall'est all'ovest o viceversa, così come dall'isolarsi all'essere animale sociale a volte bastano poche bracciate e ZAC, ti ritrovi in un sistema così pieno di mezzi di comunicazione che di usare il cervello nemmeno c'è più bisogno. Scrolli l'home del social più in voga e già hai tutto quello che ti serve per spegnerti; il confine tra il vero ed il falso non importa.Possono far si che tu creda a qualsiasi cosa.
Possono escluderti, possono decidere di te.
Possono dirti cosa fare.
Sei confinato dentro un orizzonte dove il non comunicare è la nuova comunicazione.
Questo il piano a cui non ci si deve ribellare.
Hanno fatto dell’auto-esclusione sociale il nuovo modello di socialità.
Vorrebbero provare a nascondere la politica dietro una tastiera.
Ma chi vive per strada sa bene che la vita reale non sta dietro un monitor.Coltivare la passione del muretto, ritornare per le strade. Navigarlo questo mare dove giornalmente giocano battaglie navali sulle vite di milioni di migranti, bambine e bambini, ragazzi e ragazze, donne e uomini. Vogliono dare vita a un incubo chiamato guerra, vogliamo dare vita ad un sogno chiamato resistenza.E IL CSOA FORTE PRENESTINO con la gente che lo vive, lo attraversa, lo OCCUPA e LO ABITA questo sogno ancora lo vede, lo vive e lo fa vivere. Vede orizzonti dove vengono segnati confini.I CENTRI SOCIALI:
Luoghi che sono nati non come isole felici ma come strutture di condivisione di saperi, di informazioni e di pratiche che vogliono sconvolgere l’esistente.
Luoghi dove si rimane umani e ci si guarda in faccia.
Luoghi dove si preferisce ancora far l'amore o discutere, incazzarsi e poi far pace.
Luoghi in cui la paura di non farcela, condivisa, la si abbatte con una risata.
Luoghi in cui la pratica quotidiana del rendere fruibile per il maggior numero di esseri viventi l'esperimento collettivo di un altro mondo possibile non si esaurisce con l'autoreferenzialità di uno scritto nel webbe.
Luoghi aperti al confronto.Ed è forse per questo che luoghi del genere, con la loro calma fuori tempo, sono temuti e fanno paura a chi basa il suo consenso sulla fake news del giorno e a chi sventola il tricolore o l’ultimo simbolo di partito sulle disgrazie della gente che vive e lotta nelle periferie di questa società devastata dall’incuria.Ed è a tutte e tutti voi che diciamo: immaginate, sognate, elaborate.Perchè i sogni fanno attraversare ogni mare: quello che fisicamente ci divide dagli altri continenti, quello che ci rende distanti dal rimanere umani, quello che ci separa dal cielo dalle stelle e dagli orizzonti tutti e per diventare reali devono essere fatti di azione, partecipazione ed a volte anche fatica che diventa emozione quando si trasformano in passi avanti.I centri sociali sono anche questo: impegno quotidiano, rinunce, fatiche, desiderio applicato.
Sono posti aperti che hanno bisogno del contributo di tutte e di tutti per essere argine e trampolino.
Serve impegnarsi x cambiare veramente se stessi ed il mondo tutto intorno.Vogliamo dedicare questo primo maggio a chi è come ORSO e a tutte le persone che nel mondo lottano per r/esistere.
VOGLIAMO ESSERE GOCCIA. E GENERARE UNA TEMPESTA.
DOVE VOI TRACCIATE CONFINI, NOI VEDIAMO ORIZZONTI.CSOA FORTE PRENESTINO, 1 MAGGIO 2019.
33 Anni di Occupazione ed Autogestione, 37° Festa del NON Lavoro.

25 aprile 2019

25 aprile 2019

MARTEDì 23 APRILE a Tor Sapienza
verso il corteo del 25 da piazza delle Camelie
oggi come ieri Roma est è antifascista.
dalle 17:00 visita guidata dei luoghi resistenti da Via Stazione di tor Sapienza
alle 19:00 proiezine del documentario "Fratelli di Tav" - Centro Culturale Municipale Giorgio Morandi

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MERCOLEDì 24 APRILE 

Serata a sostegno delle spese per il corteo del 25 Aprile a Roma est

dalle 20:30 cena in taverna a seguire dj set curandera+bato Ren al pub12detutto

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APPUNTAMENTO 25 Aprile 2019, Piazza delle Camelie, h 10
Per un 25 aprile antifascista a Roma-est. Torna il corteo del 25 aprile a Roma Est! Oggi come ieri Roma Est è Antifascista. Per un 25 aprile antifascista a Roma-Est.

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6 APRILE - ORE 15:00 - STAZIONE DI OSTIA LIDO CENTRO - CRONACHE DI OSTIA - Anno Domini 2019
Ci sentiamo come Collettivo del X Municipio di scrivere questo post per raccontare quello che succede a Ostia nel completo silenzio mediatico e istituzionale, in modo che tutte e tutti possano venire a conoscenza dei fatti e prendere una netta posizione.
Cosa è successo a Ostia due settimane fa?
Un ragazzo di 17 anni è stato massacrato. Un gruppo di 12 (dodici, DODICI) valorosi lo ha accerchiato mentre portava a spasso il cane sul lungomare, prima con le macchine (quattro macchine, QUATTRO) lanciandogli addosso gavettoni e gridandogli frasi del tipo "negro di merda" "vai via da Ostia" e altri insulti che ultimamente vanno di moda. Poi sono scesi, i coraggiosi, e lo hanno devastato di botte. A turno, i grandi. Refertato con 20 giorni di prognosi ospedaliera per la frattura del bacino, frattura della mandibola, lussazione della spalla, rottura di un dente, e i soliti danni collaterali che di solito ti becchi quando ti menano in 12 contro 1.
Il ragazzo era di colore. Il ragazzo è figlio di un'italiana che lavora alla Asl e un cittadino del Niger che fa l'interprete. E’ di Ostia, frequenta un liceo del nostro quartiere, si mangerà la pizza ai Fornaretti, andrà al circoletto la domenica quando c’è sole, suderà sulla Roma Lido quando deve andare a Piramide, farà insomma la vita che tutti e tutte abbiamo fatto e facciamo in questo quartiere bello e difficile, però evidentemente questo non basta: a questa gente non interessa chi è e dove realmente è cresciuto. “Negro di merda vai via da Ostia”.
Ha avuto solo la sfiga di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, il momento in cui 12 stronzi violenti, ignoranti, codardi e ignobili hanno deciso di dar prova della loro idiozia, e lui c'è finito in mezzo.
La cosa peggiore?
Rileggete sopra. Tutto questo è successo PIÙ DI DUE SETTIMANE FA. Chi ne ha parlato? Quale giornale, quale tg? E' uscito un solo ed unico articolo, fine. Non può andare così. Dobbiamo parlarne, incazzarci, diffondere la notizia, fare casino, indignarci tutte e tutti, scendere in piazza, chiedere giustizia, fare in modo che questa merda NON succeda mai. E se succede, deve dare scandalo, deve finire sui canali nazionali, così magari inizieremo a chiederci come Paese dove porta tutto quest'odio che continua a invaderci da ogni luogo, dove portano le politiche fondate su caccia alle streghe che aizzano le masse contro un nemico immaginario, identificabile dal colore della pelle dal paese di provenienza. Dobbiamo capire in che ombre ci stiamo incamminando e iniziare a chiederci se sia giusto continuare a marciare. Perché un ragazzo di 17 anni deve stare 20 giorni in ospedale con le ossa rotte mentre per strada si continua a gridare "negri di merda", o nel migliore dei casi "io non sono razzista, ma..."
Sabato scendiamo in piazza. Ostia prende posizione, ci sarà un corteo. Ostia è un quartiere di Roma, e Roma è chiamata a prendere posizione altrettanto duramente.
H 15 a LIDO CENTRO. Ci saremo TUTTI e TUTTE.

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7 APRILE - Centocelle in piazza - piazza delle Gardenie, ore 10
Verso il 25 aprile Corteo: Oggi come ieri Roma Est è Antifascista

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orsetti 4

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Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo.

Beh non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio.
Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l'avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l'individualismo e l'egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai! neppure un attimo.
Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l'uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, di infonderla nei vostri compagni.
È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che 'ogni tempesta comincia con una singola goccia'. Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti spero farete tesoro di queste parole. Serkeftin!
Orso,
Tekoser,
Lorenzo.
 

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L’8 marzo, in ogni continente, al grido di «Non Una di Meno!» sarà sciopero femminista. Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. Portiamo lo sciopero sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle piazze. Incrociamo le braccia e rifiutiamo i ruoli e le gerarchie di genere. Fermiamo la produzione e la riproduzione della società. L’8 marzo noi scioperiamo!

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Assemblea pubblica: strategie femministe di resistenza Mercoledì 20 febbraio 2019 dalle ore 18:00.

 La Casa delle Donne di Lucha y Siesta è una realtà caleidoscopica, tra centro antiviolenza, casa rifugio, casa di semi autonomia e luogo di elaborazione politica femminista.

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Il 22 febbraio di 39 anni fa un commando di neofascisti assassinava davanti agli occhi dei genitori Valerio Verbano, 19enne studente del Liceo Archimede e militante dell'autonomia operaia. Valerio indagava sui rapporti tra destra eversiva e forze dell'ordine, svolgendo un lavoro di contro inchiesta quotidiano raccolto in un dossier “misteriosamente scomparso”. Un omicidio senza nessuna verità giudiziaria scritta in un'aula di giustizia, ma iscritto nella coscienza collettiva di Roma e del paese: un omicidio fascista.

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sgombasiloero

sgombasiloero

GIOVEDI 7 FEBBRAIO 2019 - TORINO - ASILO SOTTO ASSEDIO.

4:40, boati all’improvviso su c.so Brescia, decine di agenti in borghese stanno sfondando il cancello dell’Asilo occupato, un minuto ed ecco decine di camionette, volanti, carabinieri in antisommossa, celerini e finanzieri con il mitra puntato.

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Mercoledi 6 Febbraio 2019. Pubblichiamo il comunicato "Lucha alla città" di LUCHA Y SIESTA.
A un anno dall’apertura della querelle sul fallimento di Atac, la Casa è in vendita. Il progetto della Casa delle Donne Lucha y Siesta è in pericolo.
Per sanare i conti in rosso, frutto di decenni di disastrosa gestione economica della partecipata comunale, l’azienda ricorre alla vendita di appartamenti, depositi e stazioni lasciati per anni in stato di abbandono e non c'è chiarezza sulla loro futura destinazione d'uso. Il Comune e la Giunta non si interessano alle conseguenze delle vendite, che coinvolgono interi quadranti di città, e sottovalutano senza se e senza ma il prezioso sistema di servizi per il contrasto alla violenza di genere che è in atto all'interno dell'immobile già recuperato e messo a valore nella Casa delle Donne Lucha y Siesta.
L’Atac ha richiesto la liberazione dello stabile di Via Lucio Sestio e, pur riconoscendone il peculiare servizio, di fatto ne richiede la chiusura, sacrificando la lotta alla violenza contro le donne sull’altare del proprio tornaconto. Da tempo chiediamo al Comune cosa pensa di fare per fermare la chiusura di Lucha y Siesta, struttura di accoglienza e polo sociale e culturale contro la violenza di genere.
Il Campidoglio e i dirigenti dell’azienda, di proprietà dello stesso Comune, tengono poco a mente che si tratta di un bene pubblico e che è loro responsabilità impegnarsi nel metterlo a disposizione per il benessere della comunità. A muoverli, invece, è l’interesse economico basato su speculazioni e clientelismo. Non possiamo permettere che a farne le spese sia la Casa delle Donne Lucha y Siesta, che adesso dovremmo lasciare di nuovo all’abbandono gettando via la ricchezza che rappresenta. Non possiamo più accettare il disinteresse del Comune e delle Giunta verso una situazione che agitiamo da più di un anno.
Una bellissima palazzina a due piani di inizio ‘900, con un ampio e curato giardino che, alla faccia delle istituzioni con la loro retorica e inconcludente solfa sulle periferie, si trova nel quartiere Tuscolano di Roma. Quando un numeroso gruppo di donne vi entrò nel marzo del 2008 trovò uno stabile fatiscente e in abbandono da più di un decennio. Le donne lo hanno recuperato, ristrutturato a proprie spese restituendolo alla sua legittima funzione sociale, con l’obiettivo di combattere la più infame delle oppressioni patriarcali: la violenza di genere e maschile sulle donne. Ad oggi la Casa delle Donne Lucha y Siesta è un progetto ibrido tra centro antiviolenza, casa rifugio e casa di semi autonomia, ma è anche molto di più. Uno spazio politico femminista e un punto di riferimento e di autorevolezza in cui si alimentano socialità, cultura e immaginazione. Da 11 anni, la casa fornisce accoglienza e sostegno ai percorsi di autonomia e uscita dalla violenza per donne e bambine/i in difficoltà; sono circa 1200 le donne sostenute nei loro percorsi di fuoriuscita dalla violenza in questo decennio; più di 140 donne e 60 minori ci hanno abitato per periodi più o meno lunghi. È un luogo fondamentale perché in tutta Roma il Comune dispone in maniera diretta di soli 20 posti per accogliere donne che escono da situazioni di violenza, quando la Convenzione di Istanbul ne prevede per la città circa 300. Lucha y Siesta ne ha 14, il 60% dei posti di tutto il territorio comunale.
La città di Roma e il municipio VII possono permettersi una simile perdita? Le istituzioni attribuiscono a tutto ciò il giusto valore? Onestamente ci sembra di no.
Abbiamo incontrato le amministrazioni comunali di Veltroni, Alemanno, Marino e Raggi: tutte hanno letto i nostri dossier, i risultati raggiunti, il lavoro prezioso a fianco delle donne che svolgiamo quotidianamente con attivismo gratuito, le reti e le relazioni costruite che connettono gli interventi per costruire un sistema articolato e competente, le svariate migliaia di euro risparmiate dall’amministrazione per aver messo a valore il bene in modo autogestito.
Dal 2009 abbiamo interloquito con tutte le istituzioni interessate e i tanti partiti politici che si sono succeduti, sia al Comune di Roma che alla Regione Lazio; ad oggi però nessuno ha mostrato l’impegno e la volontà necessaria per evitare l’alienazione dell’immobile che crediamo sia una battaglia di giustizia e di civiltà.
Tutti – ma proprio tutti – ne riconoscono il valore. Nessuno – ma proprio nessuno – ha voluto trovare una soluzione.
Il pericolo che la Casa chiuda è reale, proprio ora che la lotta alla violenza dovrebbe essere la priorità nell’agenda politica di ogni partito. Nessuno si senta esonerato dalla responsabilità politica di questa situazione né si senta al sicuro nascosto dietro le proprie competenze e prerogative.
La violenza di genere riguarda tutti e tutte.
Nel frattempo noi agiamo e convochiamo un’assemblea pubblica per il 20 febbraio presso la Casa delle Donne Lucha y Siesta, affinché si costruisca dal basso un patto di mutua resistenza.
Dalle nostre Case non ce ne andiamo, semmai ci prendiamo la rincorsa per invadervi le strade.
Contatti stampa:
Simona Ammerata 349 231 0920 / Mara Bevilacqua 320 748 6711
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Twitter: @luchaysiesta
Facebook: Lucha y Siesta

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