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COMUNICATO DEL 25 APRILE 2019. Le nostre libertà sono sotto attacco. Un’aggressione sistematica che il Ministro dell’Interno conduce in nome della sua “sicurezza” e della sua “legalità”: criminalizza lo straniero con un decreto che nega i diritti e preferisce lasciare affogare le persone chiudendo i porti; fomenta l’odio verso determinate categorie sociali come è tipico delle destre estreme; minaccia la nostra autodeterminazione imponendoci un unico modello accettabile di famiglia e di individualità; punisce chi non è allineato criminalizzando le pratiche del dissenso. L’attacco a centri sociali e occupazioni abitative con il nuovo elenco dei prossimi sgomberi, è l’ennesimo atto di questa politica del controllo.

A Roma, a prescindere dal loro colore politico, da 20 anni le giunte parlano di “riqualificazione” e di città smart e decorose a portata di turista, mentre nel nome del “decoro” attaccano spazi e esperienze che operano sul territorio offrendo servizi, cultura e opportunità di sviluppo dove le istituzioni sono latitanti. Trincerandosi dietro alla loro idea di legalità, non accettano che le realtà autogestite sono già esempi di riqualificazione urbana che si autofinanziano e sottraggono porzioni di Roma all’abbandono e alla speculazione privata per rendere vivibile una città in continua decadenza. Rigenerazioni spontanee in totale contrapposizione con l’idea di riqualificazione affidata a costruttori e privati che passa soprattutto attraverso l’abbattimento e la ricostruzione, in nome del calcolo economico e a scapito delle persone e del tessuto sociale del territorio.

Anche noi siamo nell’elenco. Strike è uno spazio pubblico autogestito occupato nel 2002 nell’area della Stazione Tiburtina, il nuovo centro nevralgico della mobilità romana, e perciò preda di interessi privati che trovano l’appoggio delle istituzioni.
Strike e le altre realtà nell’elenco offrono servizi accessibili e popolari comuni prima ancora che pubblici, ospitano attività e progetti che sono strumenti di lotta quotidiana. Sono spazi e esperienze partecipate e condivise che portano avanti una rigenerazione urbana basata sull’inclusione e la giustizia sociale, in conflitto con la logica del profitto sulla vita delle persone.

Non ignoreremo questa degenerazione della politica, non saremo complici di chi vuole una società xenofoba e svuotata dei valori e dei principi delle libertà individuali. La nostra non è una lotta solo per Strike, la nostra è una lotta per tutta la città e per tutte le persone che continueranno a non essere d’accordo.

Se è illegale chi costruisce relazioni con il territorio e sottrae spazi all’abbandono e alla speculazione, abbiamo già scelto di continuare a esserlo.

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illegale è la legge, il suo costo reale

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