Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggendo l'informativa estesa.

corto circuito
corto circuito
Giovedì 20 Ottobre 2016
Corteo Cittadino

a difesa di tutti gli Spazi Sociali e delle Associazioni
partenza METRO B Colosseo ore 16.30,
arriviamo tutti/e insieme al Campidoglio.

A difesa di tutti gli Spazi Sociali e delle Associazioni.
Corteo Cittadino partenza METRO B Colosseo ore 16.30, arriviamo tutti/e insieme al Campidoglio.
Il 13 ottobre alle 6 del mattino centinaia di agenti della polizia, dei carabiniere e vigili urbani del nucleo operativo di Di maggio bloccano un intero quartiere e sgomberano il Corto Circuito.
Cercano di smontare un sogno collettivo che riguarda tutti noi, un sogno rivolto verso la città. Una costruzione eco-sostenibile fatta con legno e paglia; resistente al fuoco, anti-sismica, isolante e fono-assorbente perfetta per un contesto urbano contro le lobby del cemento.
La battaglia per la Difesa e la Ricostruzione del Corto Circuito è di tutta la città ed è una battaglia a difesa di tutti gli spazi sociali!
Per questo è importante partecipare in massa al corteo di GIOVEDI 20 OTTOBRE ALLE ORE 16.30 METRO B COLOSSEO!!!


COMUNICATO DAL CORTO CIRCUITO a seguito dello sgombero del 13 ottobre 2016:
Ieri 13 ottobre centinaia di poliziotti, carabinieri e vigili del gruppo di pronto intervento di Di Maggio hanno posto sotto sequestro il Corto Circuito. La risposta è stata immediata e ieri siamo stati tutti e tutte protagonisti di un presidio iniziato alle prime luci dell'alba a Piazza Cavalieri del Lavoro....e di un corteo pomeridiano al quale abbiamo partecipato in migliaia e che si è concluso con un'assemblea dentro il Parco Stefano Cucchi. Ad oggi la situazione è la seguente: dopo una lunga trattativa, una vasta parte del Corto Circuito e non la sua totalità è sotto sequestro; ci viene impedito l'accesso all'area destinata all'Osteria, ossia allo spazio sociale, e al Cantiere, ormai quasi concluso, della Ricostruzione; la Scuola Popolare è stata sigillata; hanno portato via e sequestrato tutti i materiali relativi all'osteria e alla ricostruzione. Noi siamo ancora al Corto, non sono riusciti a ridurci al silenzio, e da qui ripartiamo con la ferma volontà di riappropriarci del nostro spazio interamente. Crediamo che domani sia importante l'appuntamento cittadino per lo sciopero sociale e il no al referendum e, anche se in emergenza, sappiamo che il dramma che sta vivendo roma non si risolve con la protesta contro lo sgombero del Corto Circuito, ma serve un'azione collettiva che pensa di costruire un blocco sociale passando anche per l'assemblea di domani. Quindi non ci sarà il corteo per il Corto Circuito e invitiamo tutti a partecipare all'assemblea alle ore 18:00 al Cinema Palazzo. Per quanto riguarda la questione del Corto, che va conclusa entro 15 giorni, noi domenica saremo presenti a Piazza Cavalieri del Lavoro con le Ciclofficine di Roma Est, un banchetto informativo con la raccolta firme e da lunedì andremo a fare visita agli assessorati competenti e alla giunta comunale per avere delle risposte.

I Compagni e le Compagne del Corto Circuito



COMUNICATO STAMPA
Lo sgombero del Corto Circuito è un atto politico mascherato
da motivazioni giudiziarie fasulle

ore 17.00 Piazza Cavalieri del Lavoro manifestazione cittadina
“26 anni di storia non si cancellano. Giù le mani dal Corto”

Alle sei del mattino hanno chiuso tutti gli accessi al quartiere Lamaro
con centinaia di celerini, carabinieri e vigili del gruppo di pronto
intervento di DiMaggio. L'ordine è quello di mettere sotto sequestro
l'area di via Filippo Serafini dove da più di 26 anni è attivo il
centro sociale Corto Circuito. Intervengono sulla spinta della
magistratura che intima di rimuovere gli abusi edilizi e gli illeciti
amministrativi. Le scuole della zone restano semideserte e il traffico
è paralizzato per chilometri. Vediamo di cosa si tratta.

Concretamente il sequestro riguarda un tendone che il collettivo del
Corto ha posizionato nell'area dopo che nel 2012 un incendio ha
completamente distrutto uno dei padiglioni dove si svolgeva la gran
parte delle attività. A nulla sono valse le richieste di ricostruzione
debitamente depositate presso gli uffici competenti e la raccolta dei
fondi completamente autogestita che doveva consentire di rimettere in
piedi la struttura incendiata. Tutto fermo da anni a causa di una
colpevole volontà di impedire che il centro sociale continuasse a
vivere.

Che il tendone non possa configurarsi come abuso edilizio lo capisce
anche un bambino, paradossale che a capirlo non sia un magistrato.

Peraltro le cubature che insistono sull'area di via Serafini sono state
abbondantemente ridotte dai due incendi che hanno riguardato nel tempo
due dei tre padiglioni che originariamente erano presenti. Questo
significa che anche l'altra struttura in legno che pure oggi è stata
sequestrata, un prefabbricato posizionato qualche anno fa come spazio
per dibattiti e attività di doposcuola, fa rimanere gli stabili
esistenti ben al di sotto dei volumi che un tempo occupavano l'area.

Il Corto però in questi anni non poteva accettare l'inerzia delle varie
amministrazioni. Poiché non poteva sperare che Alemanno intervenisse o
che lo facesse Marino (che invece con la delibera 140 ha complicato la
vita per centinaia di associazioni e centri sociali), ci siamo
predisposti ad una ricostruzione coraggiosa quando una nuova
amministrazione si è presentata alla città. La ricostruzione è ancora
in corso ma sta avvenendo con una tecnica ultramoderna che consente di
realizzare uno stabile ignifugo con materiali di bioedilizia ed un
avveniristico sistema di scarico delle acque. Un esempio da seguire e
riprodurre, non certo una esperienza da cancellare o demolire.

Sono venuti questa estate ad imparare questa tecnica giovani neolaureati
da tutta Italia ma perfino dalle università statunitensi. Abbiamo
mostrato quello che stavamo facendo anche ad alcuni amministratori della
nuova giunta ed abbiamo confidato nel fatto che la ragione e la
conoscenza potessero avere la meglio sulla grigia prassi amministrativa,
completamente svuotata di senso. Prendiamo atto che non è così, ma
certamente non ci arrendiamo.

L'area di via Filippo Serafini è stata occupata 26 anni fa quando i tre
padiglioni di allora erano stati completamente abbandonati al degrado
dalle amministrazioni di allora. Questi anni sono stati ricchi di
tantissime esperienze e conquiste. Sono passati di qua migliaia di
giovani e il Corto Circuito oggi fa parte integrante del Lamaro e della
città di Roma. Cancellarlo non è solo un'idiozia, non è possibile.

La nuova amministrazione dispone degli strumenti per fermare questa
oscenità. Innanzitutto far sentire il suo ruolo di proprietario
dell'area e degli stabili. Fermare il sequestro e consegnare
definitivamente la struttura a chi l'ha gestita in tutti questi anni,
consentendo che si ricostruisca (o finisca di ricostruire) quello che
andò distrutto più di 4 anni fa. Poi superare definitivamente il
contenzioso con la Corte dei Conti, questa storia kafkiana che riguarda
centinaia di realtà di Roma e che solo atti politici dovuti da parte
della nuova giunta può risolvere. I centri sociali sono autentici beni
comuni che appartengono alla città, costituiscono un bene prezioso da
difendere e sviluppare.

A tutti quelli che in questi anni hanno creduto nelle ragioni
dell'autogestione e dell'organizzazione dal basso chiediamo un nuovo
sforzo di amore e di lotta. Riprendiamoci quello che è nostro,
riprendiamoci il Corto Circuito.

Centro Sociale Corto Circuito

Oggi al Forte

Nessun evento
ror radioabbonamento round s

DIRITTOALLACITTALOGO

STOP-TTIP

Volantino GAP fronte

notav

antifa

logo nomuos

10x100
notriv

free gaza

NOPUP


illegale è la legge, il suo costo reale

Vai all'inizio della pagina